Bergamo città festivaliera ma non solo

intervistanadiaecoUna collaborazione (fondamentale) con i privati e la guida, salda, della pubblica amministrazione sono la ricetta del ‘modello Bergamo’ nella gestione del patrimonio artistico e culturale cittadino. In questa intervista di Camilla Bianchi per L’Eco di Bergamo facciamo il punto e guardiamo al futuro.

Bergamo, città festivaliera con grandi potenzialità

«Quanto incide la cultura nell’economia della nostra città? Vorrei avviare uno studio per scoprirlo. Sono convinta che abbia un peso rilevante non solo dal punto di vista sociale ma anche economico». Nadia Ghisalberti si dice orgogliosa di fare l’assessore alla Cultura per un’amministrazione comunale che negli ultimi 10 anni ha investito 46 milioni di euro per mantenere il patrimonio storico e culturale cittadino . «Il Comune di Bergamo è tra quelli in Italia che spendono di più: nel 2015 Palazzo Frizzoni ha sborsato 102 euro a cittadino. E l’offerta è molto ampia tra musei, due teatri storici e un sistema bibliotecario urbano importante».

Partiamo dai teatri. Il Donizetti sarà presto chiuso per restauri e questo vi ha costretti a riorganizzare le stagioni.

«I prossimi saranno due anni di cambiamenti necessari. Al Creberg Teatro andranno gli spettacoli di prosa, l’operetta e parte del jazz. Stiamo preparando una campagna di comunicazione per informare gli utenti. Il Donizetti ha un numero di abbonati molto alto, una grande fortuna ma anche un limite quando devi fare degli aggiustamenti. Al Teatro Sociale trasferiremo la rassegna Altri percorsi e tutta la lirica, che si dovrà adeguare agli spazi. La programmazione andrà rivista. In Città Alta avremo costi più alti, e posti dimezzati rispetto al Donizetti. L’assessorato ai Lavori pubblici sta lavorando per guadagnare un’ottantina di posti in più, contiamo di farcela, e faremo tre repliche per ogni rappresentazione. La forbice tra costi ed entrate da sbigliettamento ci sarà. A conti fatti si potrà reggere per due anni, non di più».

Lavori e tempi per il nuovo Donizetti?

«La Fondazione e i Lavori pubblici stanno lavorando alacremente. Il bando dovrebbe uscire entro aprile. Tenuto conto dei tempi di apertura del bando e di assegnazione dei lavori, il cantiere potrebbe venire avviato nell’autunno di quest’anno per chiudere nell’autunno 2019».

La ricerca di finanziatori è un tema che vi impegna molto. Penso ai fondi raccolti per la ristrutturazione del Donizetti e per la nuova Carrara. Come sta rispondendo il territorio?

«Va riconosciuto che in questi due anni ha dato tantissimo.In generale le partnership tra pubblico e privato sono molto importanti ma il rischio, se non ci sediamo a un tavolo a discuterne, è che tutti vadano da tutti. Serve un coordinamento, una regia comune per legare con dei progetti i singoli privati, altrimenti si corre il rischio di andare a bussare sempre alle stesse porte ».

Quanto contate sulla risorsa dell’Art bonus?

«Molto. Penso alla convenzione sul Carmine che firmeremo entro fine mese. Un esempio di collaborazione tra ente pubblico, proprietario del Carmine, un privato culturale come il Ttb, con allure internazionale e una storia importante, e un’impresa che si è appassionata al luogo e dà un contributo significativo al recupero del piano terra dell’ex convento. La ristrutturazione sarà a carico del privato, il Comune non si sarebbe potuto permettere di spendere un milione di euro. Se si impara a lavorare insieme si possono ottenere grandi risultati».

Accademia Carrara. Con il cambio della direzione la fase di rodaggio si può dire conclusa?

«Dopo il grande successo di pubblico iniziale, con l’onda lunga dell’inaugurazione, nel secondo anno di apertura un calo è normale anche per motivi fisiologici. Ma credo che la programmazione presentata da Maria Cristina Rodeschini – che prevede continue presentazioni di capolavori che richiamano al patrimonio della Carrara e iniziative sempre nuove – rappresenti un motivo in più per far tornare le persone a rivedere il museo. Una pinacoteca che non si finisce mai di conoscere. I dipinti in arrivo permetteranno di tenere vivi i rapporti con i musei più importanti. Per rispondere alla sua domanda, io credo che il rodaggio si concluderà con la prima grande mostra, che è quella di Raffaello alla fine del 2017».

Considera il cambio al vertice un incidente di percorso?

«Poteva anche non succedere, ma è accaduto e tutti ne hanno preso atto. Tengo però a dire che non si è perso un anno. Daffra ha impostato i servizi educativi, ha avviato una macchina complessa. Ha dovuto creare uno staff e ripartire dopo 7 anni di chiusura».

Lirica, non solo spettacoli. Ora l’obiettivo è incrementare il turismo del melodramma.

«Il direttore artistico Francesco Micheli si sta molto spendendo per arrivare a tutte le fasce di cittadini. Sta lavorando con le scuole in collaborazione con l’Aslico e su progetti di alternanza scuola-lavoro. Il rilancio di Donizetti è una sfida su cui stiamo investendo molto, convinti del valore fortemente identitario della lirica e dei suoi protagonisti. E la città risponde. Il recupero del patrimonio donizettiano, di cui ci siamo fatti promotori, richiede un tessuto economico e turistico che raccolga questa sfida, e il progetto Visit Donizetti è un’opportunità da cogliere per gli imprenditori del turismo».

Siamo nella settimana di Bergamo Jazz. Che programmi avete per questa manifestazione?

«Proprio in questi giorni Bergamo film meeting ha passato il testimone al jazz. Due eventi internazionali che, insieme a Donizetti opera e BergamoScienza, fanno di Bergamo una città festivaliera. Quest’anno il festival del jazz raggiunge il numero record di 30 tra eventi e concerti. Anche qui è auspicabile un legame sempre maggiore con il tessuto imprenditoriale chiamato a investire su una manifestazione che ha grandi potenzialità».

Che anno sarà il prossimo per la cultura a Bergamo?

«Sarà l’anno dei musei della Cittadella: Caffi e Archeologico. Vogliamo valorizzare gli scavi fatti in Città Alta negli ultimi 30 anni. Metteremo in mostra, al Palazzo della Ragione, gli oggetti ritrovati. Un’esposizione multimediale che racconti la storia della città. Nel 2018 il Caffi festeggia 100 anni, faremo una mostra importante con gli amici del museo e alcuni interventi sull’edificio. Novità anche per la prosa: intendiamo sviluppare la produzione in proprio a livello nazionale. Siamo partiti quest’anno con “Ivan”. L’anno prossimo con Veronica Cruciani metteremo in scena il testo di Michela Murgia “Accabadora”».