Cimeli garibaldini appartenuti a Craxi, ora sono patrimonio della città di Bergamo

La collezione di cimeli garibaldini appartenuta a Bettino Craxi è ora patrimonio della città di Bergamo: il Comune ha infatti acquisterà, esercitando il suo diritto di prelazione, questa raccolta di 172 pezzi fra dipinti, sculture, oggetti, stampe, disegni e medaglie.

La storia di questa collezione parte da lontano: Bettino Craxi , grande appassionato della figura di Giuseppe Garibaldi che riteneva, quale fondatore dei valori civili della Repubblica Italiana, un precursore del suo socialismo, raccolse insieme alla moglie un insieme piuttosto ecclettico di opere, ritratti, sculture dedicate all’eroe dei due mondi. La collezione fu poi sequestrata dalla Guardia di Finanza in seguito alle vicende giudiziarie che coinvolsero Craxi. Lo scorso 24 marzo fu battuta all’asta e acquistata dalla Fondazione Bettino Craxi al prezzo di 87.000 euro.

Ma la collezione, essendo stata dichiarata di eccezionale interesse storico artistico, ricadeva  tra i «beni culturali» per i quali è stabilita la possibilità di esercizio del diritto di prelazione da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, della regione o di altro ente pubblico territoriale interessato. Lo Stato Italiano ha deciso di esercitare il suo diritto di prelazione previsto dalla norma allo stesso prezzo dell’aggiudicazione dell’asta, cioè 87.000 euro, per trasferire poi tale diritto al Comune di Bergamo, riconoscendo di fatto al Comune un ruolo di primo piano nella conservazione e valorizzazione di un bene culturale.

Perché il Comune di Bergamo ha deciso di esercitare il diritto di prelazione? Le motivazioni sono riconducibili al valore della collezione: testimonianze della nascita e dello sviluppo nella cultura italiana di un vero e proprio mito collegato alla figura di Giuseppe Garibaldi. Tra gli artisti raccolti, nomi celebri come Giuseppe Carnovali detto il Piccio, Sebastiano de Albertis, Ettore Ximenes e Renato Guttuso, oltre ad opere anonime di particolare valore storico, come il ritratto ottocentesco che unisce Mazzini e Garibaldi quali patres patriae, una scelta inedita rispondente all’aspirazione dell’epoca di presentare il Risorgimento quale cammino ideale condiviso.

Nella collezione è incluso un dipinto che  merita speciale attenzione: il Ritratto di Vittore Tasca in abito da garibaldino, olio su tela di Giovanni Carnovali detto il Piccio , datato 1865, firmato e dedicato dal pittore «all’amico V. Tasca, uno dei Mille, il Piccio». L’opera è stata inserita nel catalogo ragionato del pittore curato da Renzo Mangili nel 2014 e viene definita «un capolavoro del romanticismo».

Un tributo a Tasca, importante figura del volontarismo garibaldino sul piano locale e nazionale, al quale Bergamo non può rinunciare perché rappresenta proprio lo slancio che animò i bergamaschi nelle lotte risorgimentali e in particolare nella spedizione del 1860, in ricordo delle quali Bergamo ottenne la medaglia d’oro  e, nel 1960, la concessione di apporre la dizione “Città dei Mille” sul proprio stemma.

Il dipinto, che fu acquistato da Craxi in un’asta, faceva parte della collezione privata bergamasca Pellegrini Branchini: grazie alla prelazione  tornerebbe nel territorio-contesto ove l’autore si è formato e ha lavorato, dove il protagonista ha maturato la sua idealità e le sue scelte di vita, dove l’opera è stata a lungo conservata e dove oggi troverebbe ideale collocazione nella sezione Ottocento del Museo storico.

La biblioteca annessa (composta da 162 titoli) è considerata «strettamente collegata alla raccolta» in quanto formata da monografie e riviste «sulla vita di Garibaldi, sulle celebrazioni dell’eroe, su mostre e attività culturali legate al Risorgimento in generale e a Garibaldi in particolare».

Tra i documenti la Soprintendenza segnalava:

* il manoscritto francese che traduce l’opera “I Mille” scritta da Garibaldi, chiosato dal lui stesso

* tre lettere con firma autentica di Garibaldi e non pubblicate nell’epistolario edizione Cappelli, Bologna, 1937

* un manoscritto anonimo in inglese che riporta il testo di un’intervista rilasciata da Garibaldi a Roma per un periodico britannico

Ma certo il valore di una collezione non può essere sufficiente a spingere al suo acquisto: oggi esercitare il diritto di prelazione rispetto alla collezione Craxi ha significato  portare a Bergamo una raccolta di oggetti, opere d’arte, documenti, medaglie e volumi che arricchisce il patrimonio pubblico riferito al periodo risorgimentale, epoca in cui si delineavano alcuni tratti portanti del senso di identità e di appartenenza della collettività bergamasca.

Tra l’altro proprio la formazione di collezioni private a tema risorgimentale rappresentò nei primi decenni postunitari, in tutta Italia e anche a Bergamo, un momento decisivo per la definizione di tale senso di identità: le collezioni ebbero sin dalle origini una forte vocazione pubblica, esprimevano la volontà di ricostruire le premesse storiche del Regno d’Italia per educare alla “religione della patria” e confluirono prima in esposizioni temporanee e in seguito nei musei civici e nazionali. L’acquisizione della collezione ha permesso alla collezione Craxi di percorrere un analogo cammino verso la proprietà e la fruizione pubblica, recuperando il senso che probabilmente era all’origine di molte opere d’arte e cimeli che la compongono.

Una ultima – ma doverosa – riflessione anche sul costo di questa operazione: grazie al generoso intervento della Fondazione Banca Popolare di Bergamo, nessuna spesa graverà sulle casse pubbliche.