Fondazione Teatro Donizetti, un pasticcio risolto.

Per comprendere a fondo l’importanza del recente passaggio della Fondazione Teatro Donizetti (FTD) da privata a pubblica occorre fare qualche passo indietro nel tempo. Precisamente a quando l’ex sindaco Tentorio, negli ultimi mesi del suo mandato, aveva creato la Fondazione Teatro Donizetti per raccogliere risorse private, poter gestire senza gara la ristrutturazione del teatro ed affidarle poi la programmazione delle stagioni di prosa, lirica e jazz.
Allora, come consigliere comunale d’opposizione, avevo manifestato tutta la mia contrarietà a questa scelta che implicava la “cessione” della programmazione culturale del teatro ad un consiglio d’amministrazione formato da 4 membri nominati dai privati e uno solo di nomina pubblica, con costi di gestione che, però, sarebbero ricaduti interamente e unicamente sul Comune.
L’Amministrazione Gori, che nel frattempo era stata eletta, per garantire una certa continuità amministrativa non ha cancellato con un colpo di spugna tutto quanto fatto dai predecessori, avviando la raccolta delle risorse private per una ristrutturazione del teatro ormai non più procrastinabile.
Tuttavia la richiesta della Fondazione Teatro Donizetti di avere in affidamento il teatro per procedere poi senza gara ai lavori di restauro continuava a non convincerci: la strada segnata dall’azione di Tentorio ci appariva poco percorribile oltre che non opportuna; poco dopo, l’avvocatura del Comune si è espressa chiaramente sulla non legittimità di tale eventuale percorso, confermando la fondatezza dei nostri dubbi.
I motivi sono molteplici: il principale é che secondo il codice dei beni culturali l’affidamento di un bene pubblico ad un ente privato deve essere messo a gara. Ma in questo caso la gara non sarebbe stata proprio “neutra”, perché il Sindaco é anche presidente della FTD e c’è quindi contiguità tra Comune e Fondazione. Il rischio era quindi di possibili ricorsi, che avrebbero visto il Comune in posizione critica.
Inoltre la FTD é diventata destinataria non solo di risorse private ma anche di molte risorse pubbliche: un milione e mezzo di euro dal Comune, altrettanti dalla Regione, 800 mila dall’Ente Camerale e circa 3 milioni di euro promessi dal Mibact.
Una riflessione va fatta anche sull’Art Bonus, l’agevolazione fiscale per i privati che fanno una donazione liberale per la ristrutturazione di un edificio culturale e che recuperano in credito fiscale il 65% della loro donazione. Significa che se dai privati arrivano, supponiamo, 10 milioni, di questi 6,5 diventano un credito di imposta per i donatori, (sono tasse dovute che non pagheranno) e sono quindi risorse della collettività.
La fondazione ha quindi in sé una maggioranza di risorse pubbliche che possono essere spese solo con le regole della gara europea.
Così come era stata quindi costituita la Fondazione Teatro Donizetti era ad vicolo cieco. Da qui la necessità di modificarne lo statuto, una modifica sostanziale che ne cambia la natura trasformandola in una Fondazione a maggioranza pubblica. Il cda sarà ora composto da 4 membri di nomina comunale e 3 nominati dai privati donatori.
Una scelta politica che nel merito ho sempre sostenuto: la programmazione culturale del più importante teatro cittadino teatro deve rimanere pubblica. 
Questa convinzione mi viene anche da come fino ad oggi è stato gestito questo servizio culturale: lo studio del professor Guerzoni dell’Università Bocconi sui principali teatri italiani pone il Donizetti in cima a tutte le classifiche di produttività, occupancy, numero di spettatori, ecc…. Lo studio così conclude: ” (…) questi dati dimostrano che il Teatro Donizetti è il più efficiente tra i teatri italiani, con i costi per spettacolo tra i più bassi (…) “
Quale migliore dimostrazione che non sempre il pubblico è meno efficiente del privato?
Questa trasformazione di governance della Fondazione da privata a pubblica rende quindi possibile un percorso prima arenato, certo un cammino non semplice e che necessita ora di una serie di passaggi per dare un contenuto alla nuova fondazione e acquisire qualche certezza:  definire prima di tutto la consistenza delle risorse, la conferma degli atti di liberalità promessi o deliberati, poi la verifica del progetto esecutivo.
Il tutto in una partnership pubblico privato che condivida obbiettivi pubblici ed interessi collettivi. Perché i privati hanno messo risorse e ora vogliono quanto noi amministrazione pubblica certezze su come procedereMa con la garanzia che il Comune continuerà ad essere attore principale nelle politiche culturali del nostro teatro, la cui programmazione è una parte importante e centrale della vita culturale cittadina.