In una mostra, la storia espositiva della GAMeC attraverso le donazioni

Le istituzioni culturali più antiche di Bergamo – come l’Accademia Carrara, la Biblioteca Civica Angelo Mai, il Museo Archeologico, il Museo di Scienze Naturali – sono nate da importanti donazioni.  Anche la GAMeC, istituita negli anni Novanta, entra nell’alveo di questa radicata tradizione: dal nucleo originario (le collezioni Spajani e Stucchi, per citare le più corpose) fino alle singole opere regalate nel corso degli anni, la sua Collezione Permanente si è progressivamente impreziosita in valore e qualità. La mostra Atlante delle immagini e delle forme, che inaugura stasera e sarà aperta al pubblico da domani fino al 27 marzo, mette in risalto proprio le ultime donazioni di alcuni artisti che hanno esposto nelle sale dell’ex monastero delle Dimesse, testimoniando il legame forte e vivo che li unisce al museo.

Anche gli artisti, dunque, partecipano alla costruzione del patrimonio pubblico. Già Manzù, negli anni Ottanta, aveva lasciato parte della sua produzione al Comune, esprimendo un sentimento di legame affettivo verso la sua città natale.

Il dono diventa così memoria e testimonianza della storia espositiva della GAMeC e dei diversi progetti culturali che ne hanno caratterizzato la storia recente.

Voglio esprimere la mia riconoscenza e quella dell’Amministrazione agli artisti, il cui gesto consente di incrementare la Collezione Permanente della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, che continua ad arricchirsi diventando sempre più rappresentativa della pluralità delle tendenze dell’arte contemporanea.