Perché la Cirinnà è una legge a favore delle famiglie

Sulla legge Cirinnà talmente tanto s’è detto e scritto che aggiungere un altro punto di vista (il mio) alla lista mi pare davvero superfluo. Però mi preme condividere una serie di riflessioni, a partire da quella sulle norme che sono, a mio parere, una risposta dovuta del legislatore alle necessità della società del suo tempo, non un ‘termometro morale’.
Se ad oggi, anno 2016, registriamo che tante coppie convivono condividendo affetti, beni, tempi e talvolta crescendo dei figli ma senza essere né riconosciute né tutelate dalla legge, allora significa che la legge è rimasta indietro rispetto alla società e deve mettersi al pari. Per me il discorso potrebbe anche concludersi qui, dal momento che non sta ad uno stato laico entrare nel merito di altri aspetti, né ergersi moralizzatore o censore di costumi.
Purtroppo però sul tema delle unioni civili il dibattito è andato alla deriva opponendo alla visione della famiglia cosiddetta ‘tradizionale’ quella della famiglia disegnata come ‘innaturale’. Perché siamo arrivati ad la visione antitetica tra famiglia tradizionale e unioni civili, visione all’interno della quale il ddl Cirinnà mirerebbe a ‘distruggere’ la prima? Al contrario, semmai, la legge in questione valorizza la famiglia, ribadendone il ruolo fondante, a livello sociale, proprio perché vuole dare riconoscimento anche alle numerose famiglie già esistenti di fatto e ‘stabilizzare’ quelle unioni.
Ultima nota sulla stepchild adoption, intesa così come è intesa nella legge oggi in discussione: si tratta di una necessità di tutela dei bambini, che già oggi vivono in famiglie con un solo genitore biologico, affinché anche l’altro li possa adottare. Non si apre alla maternità surrogata – che, ricordiamo, non è contemplata dalla legge italiana – ma si opera un dovuto riconoscimento a cittadini che oggi ne sono privi. In questo senso e per questa sua natura di ‘allargare’ diritti a chi oggi non ne ha, ritengo la legge Cirinnà una legge di straordinaria civiltà.